lunedì 12 settembre 2011

Back to school

Oggi siamo tornati a scuola e io ne sono felice. Sembrerà strano ma mi pervade una gioiosa emozione e stamattina non ho fatto altro che sorride e salutare i colleghi, man mano che li incontravo, augurando loro buon lavoro: alcuni mi guardavano basiti ("ma cos'avrà da sorridere questa?"), altri rispondevano al mio saluto con altrettanto calore.
La scuola è difficile ma è una sfida,o ci si arrende o si combatte e io voto per la seconda. Non è facile starci, è una macchina complessa che è il simbolo perfetto di quale paradosso sia il nostro paese, ma ne vale la pena perchè una nazione ricca ed ignorante è destinata a scomparire.
Vi lascio un brano tratto dal libro di Beppe Severgnini, "L'Italia spiegata agli stranieri", di cui vi ho già parlato qui, e auguro anche a voi un buon anno scolastico.
Guardateli. Adolescenti robusti, ragazze belle, capelli folti, nudità allegre. Telefonini e motorini accesi. Biciclette incatenate. Zainetti colorati e pensanti: gli studenti dei primi anni sembrano gnomi costretti a trasportare pietre dalla miniera. [...]
Tra i professori che vedete trascinarsi fuori , stremati come mandriani dopo la marchiatura, ce ne sono di eroici e furbi, geniali e pigri, appassionati e inadeguati.[...] Gli insegnanti italiani soffrono di una nuova indigenza, antichi complessi, cronica afonia e scarsa autostima. Un tempo venivano pagati anche attraverso il prestigio sociale. Oggi le famiglie hanno molte pretese e poca riconoscenza. Li considerano collaboratori domestici, col vantaggio che non girano per casa. [...]
Ogni scuola è il laboratorio e la prova di alcune caratteristiche nazionali: la ripetività, la tradizione, la consuetudine, la diffidenza, la sobrietà involontaria, il privilegio, la pigrizia e infine la stranezza.
L'istruzione, l'avete capito, è il posto dove il vecchio e il nuovo s'incontrano, come due mari, e formano onde curiose. La scuola italiana ha affondato ministri, altri ne ha sopportati o assecondati: eppure resiste. E' il riassunto impeccabile di quello che siamo. Un esempio di brillante imperfezione, con vette di eccellenza e abissi di insufficienza.
Un risultato, però, l'ha conseguito: ha tenuto insieme una nazione.

Vi lascio anche il riferimento per l'editoriale di Marco Rossi Doria, uscito sulla Stampa oggi con un titolo quanto mai propositivo, "Apriamo il cantiere della speranza"
E neanche questo è male: "ricominciamo a far pensare" dal sito di Republica.it

PS: lo so che stavate aspettando le foto della Sagra. Domani provvedo, promesso!

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