lunedì 17 maggio 2010

Il Vangelo della Domenica


Dal vangelo secondo Luca Lc 24, 46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Per la solennità della ascensione del Signore abbiamo la fortuna di poter leggere il racconto dell’avvenimento secondo le due versioni dello stesso autore.San Luca infatti apre il secondo libro, quello degli Atti degli Apostoli, con la stessa chiusura del vangelo: l’ascensione di Gesù. Tutte e due i brani presentano gli stelli elementi, quali il ricordo della passione, la promessa dello Spirito e la benedizione di Gesù durante la sua ascesa al cielo. Ma nella prima lettura abbiamo anche la domanda degli apostoli sulla prossima vittoria del messia, per restaurare il regno di Israele. Anche alla fine gli apostoli non hanno ancora capito nulla del regno di Dio annunciato da Gesù. Quindi non spaventiamoci se qualche volta, anche noi, facciamo fatica a comprendere e vivere coerentemente il messaggio di Gesù. Eppure lui va in cielo affidando agli apostoli, a queste persone cosi dure da istruire, l’impegno della testimonianza. Così, oggi, dobbiamo riconoscere che Gesù si fida di noi, cosi come siamo, pieni di difetti e incongruenze, per annunciare il suo messaggio d’amore ad un mondo che sembra vivere bene anche senza di Lui. Sentiamoci allora orgogliosi di questa fiducia e cerchiamo di meritarcela con una vita coerente al vangelo, testimonianza vivente del messaggio di Gesù e della sua presenza in mezzo agli uomini.

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